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Idee e testimonianze  

Il piacere di mangiare vegan

La nonviolenza parte dalla tavola

Consumare e produrre senza violenza

Affinché tutti possano,
.. semplicemente, mangiare


Dieta vegetariana e salute

Non agli Ogm?
..Allora non mangiare animali


Come difendere gli animali di casa

Lettera aperta di un animale

I bambini possono essere vegetariani?

L'insostenibilità ecologica degli allevamenti

Vegetariani di ieri e di oggi

Domande ricorrenti

Leonardo era vegetariano?

 

 

 

 


Non vuoi gli Ogm?
Allora non mangiare animali
di Marinella Correggia


Se c'è qualcosa su cui tutti i consumatori sono d'accordo, almeno in Italia e in Europa, è che non vogliono mangiare cibi geneticamente modificati. Gli "alimenti Frankenstein" - così sono banalmente definiti - sono dei mutanti, derivando non da semplici incroci fra varietà della stessa specie ma da innesti fra specie diverse, perfino fra animali e vegetali!
I rischi per i consumatori sono probabili benché non accertati, quelli per l'agricoltura sono certissimi: superfici piantate con semi Ogm inquinano le aree circostanti, e mettono in pericolo la biodiversità. Molte pagine sono state scritte su quest'argomento, ma c'è un aspetto che pochi conoscono.
E cioè: in Europa e in Italia, dove nemmeno le multinazionali alimentari osano proporre ai consumatori cibi etichettati Ogm (l'indicazione fra gli ingredienti è obbligatoria) perché sanno che non venderebbero, ebbene gli italiani e gli europei che si nutrono di prodotti animali, gli Ogm li hanno già nel piatto!




A rischio le scorte alimentari umane

Nonostante i consumatori europei abbiano respinto con convinzione gli Ogm dalle tavole, l'Italia, come il resto del nostro continente fa (tuttora) i conti con grosse importazioni di prodotti geneticamente modificati: i mangimi per gli allevamenti zootecnici sono il ricettacolo per le esportazioni transgeniche di oltreoceano intercettando l'80% degli Ogm che entrano in Europa, in gran parte soia.
Soia, mais e colza costituiscono, insieme al cotone, il 98% circa delle coltivazioni Ogm nel mondo e, mentre diminuiscono progressivamente le industrie alimentari che ancora ricorrono a materie prime Ogm, il loro maggiore utilizzo avviene sotto forma di mangimi destinati a pollame, suini, bovini, pesci.
Secondo la Fao, nel mondo si destinano alla zootecnia 640 milioni di tonnellate di cereali inducendo una competizione fra cibo destinato al consumo umano e mangimi che mette a repentaglio le scorte alimentari mondiali: nei paesi industrializzati il 70% della produzione dei cereali viene dirottato verso l'alimentazione zootecnica. E quanto è vero per i cereali lo è a maggior ragione per la soia, integratore proteico principe della dieta zootecnica, una coltura rispetto alla quale l'industria del transgenico ha conquistato grandi paesi esportatori quali gli Stati Uniti e l'Argentina, puntando all'invasione degli allevamenti europei e asiatici. Si può ben capire come le colture transgeniche rappresentino un freno più che una soluzione al problema della fame.
Del resto l'Europa (inclusa quella dell'Est) produce il 44% dei mangimi del mondo per un ammontare di 270 milioni di tonnellate, mentre il Nord America con il 24% e l' Estremo Oriente con il 22% costituiscono le due altre grandi aree di produzione. Circa 20 milioni di tonnellate di proteine provenienti da semi oleosi vengono consumate dal bestiame nei soli paesi sottosviluppati, alle quali si devono sommare circa due milioni di proteine di origine ittica. Tali impieghi sono aumentati sensibilmente negli ultimi venti anni a un tasso decisamente superiore a quello della produzione zootecnica indicando che viene fatto sempre più ricorso a queste fonti nell'alimentazione degli animali anche nei paesi sottosviluppati. Pochi paesi del Sud - Cina, Messico, India, Turchia e Pakistan - coprono per circa i due terzi tale consumo.
Globalmente, l'alimento animale più importante rispetto alla quantità consumata è costituito dal mais: nel mondo vengono prodotte più di 500 milioni di tonnellate di mais di cui 2/3 vengono utilizzate per sfamare gli animali. Negli Stati Uniti - produttore della metà del granturco coltivato nel mondo - quasi il 90% viene utilizzato nelle stalle impegnando a tal fine intorno ai 2 milioni di tonnellate. Nei paesi sottosviluppati questi dati assumono una forma diversa, ma la tendenza è decisamente alla crescita.




Semi e mangimi: la situazione italiana

Qualche mese fa, la rivista specializzata "Terra e vita" presentava uno studio di Nomisma che potrebbe essere utilizzato, capovolto, da chi lotta contro la diffusione delle manipolazioni genetiche, purché decida un'alleanza con chi si batte contro gli allevamenti intensivi e l'eccessiva produzione e consumo di prodotti animali. Lo studio era stato presentato al Convegno dell'Assalzoo (Associazione nazionale produttori di alimenti zootecnici), assurta a "notorietà" durante il caso mucca pazza e non sospetta di simpatie eco-animaliste!
La tesi Nomisma è: il nostro paese non può fare a meno delle colture geneticamente modificate se vuole alimentare il proprio sistema zootecnico; fanno eccezione solo il biologico e i prodotti di nicchia. Senza le importazioni di soia transgenica cadrebbero in crisi gli allevamenti, comprese le celebrate denominazioni di origine protetta (Dop) salumiere e lattierocasearie. Di recente, la quota di autoapprovvigionamento in soia si è ridotta ulteriormente: in Italia fra il 2001 e il 2003 le superfici sono calate del 40% e il raccolto del 37%.
In Italia è consentita l'importazione di semi di soia e mais Ogm solo per la trasformazione industriale (produzione di alimenti e di mangimi) e non per uso sementiero. Ma il 50% delle sementi di mais e il 75% di quelle di soia sono importate da paesi extraeuropei dove è consentita la coltivazione di Ogm e il controllo sul grado di contaminazione è praticamente nullo. Si pensi che per la certificazione delle sementi del 2000-2001 l'Associazione Americana per la certificazione ufficiale di sementi non è stata in grado di garantire che quelle importate in Europa fossero prive di tracce Ogm.
Da qui l'evidente responsabilità delle multinazionali agroalimentari che detengono il monopolio anche della distribuzione sementiera nella contaminazione accertata nel nord del nostro paese. L'Ense (Ente Nazionale delle Sementi Elette) che redige, ogni anno, un rapporto sulla disponibilità in Italia di quantitativi di sementi di mais e soia Ogm Free, ha denunciato che nel 2002 la disponibilità di sementi di mais Ogm-Free è stata di 5.000 tonnellate pari al 14% del fabbisogno e per la soia di sole 750 tonnellate, pari al 6% del fabbisogno. Nel 2001 l'AIS (Associazione Italiana Sementi) ha comunicato al ministro alle Politiche Agricole di non essere in grado di garantire la fornitura di sementi di mais e soia non contaminata Ogm sufficiente per il fabbisogno nazionale: che, per la grandissima parte, si riferisce agli allevamenti. Risulta chiaro, quindi, che per avere soia davvero bio e Ogm free occorre limitarne il consumo ai soli esseri umani!



Animali allevati, cavallo di Troia

Così, per interposto cibo animale, entra il transgenico nel piatto degli stessi italiani anti-Ogm. Come denunciano gli opuscoli e gli elenchi di Greenpeace, gran parte dei mangimi animali sono composti da materie prime geneticamente manipolate. I produttori non sono tenuti per legge a dichiarare la presenza di Ogm nei mangimi - mentre lo sono nell'industria alimentare che produce direttamente per il consumo umano - e così i consumatori non hanno informazioni su prodotti come pollame, uova, suini, pesci, bovini, latte, formaggi.
L'organizzazione eco-pacifista suggerisce di scegliere prodotti di marche che si sono impegnate a non utilizzare mangimi transgenici e sottolinea che la soia non Ogm esiste. Ma, secondo lo studio di Nomisma, la quantità non sarebbe certo sufficiente a nutrire tutti gli allevamenti. In poche parole c'è un problema di disponibilità di partner commerciali in grado di soddisfare una domanda importante di proteine non transgeniche: ormai sono pochi gli stati che resistono, ha ceduto anche il Brasile.
Quanto alle possibili alternative mangimistiche, cioè le proteine vegetali sostitutive come il pisello proteico e altre; secondo lo studio queste non potrebbero essere sufficienti al fabbisogno delle stalle italiane ed europee. La morale della favola si riassume così: dove c'è carne - e affini - ci sono soia, mais e altri prodotti Ogm.



Proteine vegetali e bio

Invece, se la soia Ogm-free italiana o di importazione fosse impiegata solo per il diretto consumo umano - è una proteina completa e versatile: latte, "formaggio" e altri preparati, tradizionali in Oriente e salutari - ne occorrerebbero quantità molto inferiori, insomma basterebbe. Come spiegano i produttori italiani del circuito Mediterrabio, un latte di soia biologico tutto italiano, per poter essere certificato Ogm free subisce analisi dopo ogni fase di lavorazione: dopo il raccolto (c'è infatti il rischio che pur trattandosi di sementi nazionali e di metodi di coltivazione biologici, ci sia contaminazione da parte, magari, di una stessa macchina usata prima per lavorare soia non bio), dopo la produzione del "latte" sfuso, e infine sul prodotto confezionato.
Oltre che della salute e della biodiversità, la conversione italiana alla soia "umana" andrebbe poi anche a beneficio dell'Amazzonia e di altre foreste primarie: spesso infatti le superfici a soia da animali laggiù sostituiscono gli alberi e tutta la vita che essi proteggevano

Marinella Correggia è l'autrice del volume Diventare come balsami e la coautrice di Cucina vegetariana dal Sud del Mondo.

 

 
 

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