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Idee e testimonianze  

Il piacere di mangiare vegan

La nonviolenza parte dalla tavola

Consumare e produrre senza violenza

Affinché tutti possano,
.. semplicemente, mangiare


Dieta vegetariana e salute

Non agli Ogm?
..Allora non mangiare animali


Come difendere gli animali di casa

Lettera aperta di un animale

I bambini possono essere vegetariani?

L'insostenibilità ecologica degli allevamenti

Vegetariani di ieri e di oggi

Domande ricorrenti

Leonardo era vegetariano?

 

 

 

 

 


La nonviolenza parte dalla tavola
di Carmen Somaschi


All'inizio del secolo scorso, il vegetarismo era già praticato in Italia per ragioni etiche o salutistiche, senza alcuna organizzazione o gruppo coordinato che ne divulgasse le tematiche.
Così, nel 1952 sulla spinta di Aldo Capitini, docente di filosofia morale all'Università di Perugia, nacque la prima organizzazione: la Società Vegetariana. Partendo dalla convinzione che il sostentamento umano non può basarsi sulla morte di altri esseri viventi, egli cominciò a riflettere sul vegetarismo come scelta consequenziale al suo impegno nonviolento.
Possiamo esplicitamente definire la nonviolenza come unità di amore verso tutte le persone nella loro individualità singola e distinta, persona da persona, con vivo interesse anche alla loro esistenza, in un atto di rispetto e affetto senza interruzione, con la persuasione che nessuna persona è chiusa nel suo passato, e che è possibile dire un tu più affettuoso e stabilire un'unità più concreta con tutti.
Come tale dunque, la nonviolenza è tutt'altro che passiva, anzi è attiva e creativa, aperta a una trasformazione della realtà e della società, in ciò che esse sono violenza, oppressione, morte, e pesce grande che mangia il pesce piccolo. La nonviolenza è, perciò, iniziativa di qualche cosa di diverso, auspicante una trasformazione.
Da un articolo del 1963 di Aldo Capitini la scarna cronaca della nascita della Società Vegetariana (trasformata poi nel '70 in Associazione Vegetariana Italiana) che oggi come allora si occupa di difenderne i diritti, tenerli informati e di diffondere l'etica e i principi fondamentali del vegetarismo:

[…] "Persone isolate e gruppi vi sono tuttavia, per zoofilia o per ideologia (gandhiana e nonviolenta, teosofica, pitagorica, naturistica ecc.). Non siamo ancora in grado di farne un quadro esatto. Per arrivare a questo, per divulgare l'ideale e la buona pratica del vegetarianesimo, per rafforzare i rapporti tra i vegetariani e praticanti, nel 1952 […] abbiamo messo in moto, anche per impulso di Emma Thomas […] la Società vegetariana italiana, costituita nel settembre a Perugia, al termine di un congresso dedicato, dal Centro per la nonviolenza, allo studio e alla pratica della nonviolenza verso il mondo animale e vegetale. Era presente il segretario della International Vegetarian Union che ha la centrale a Londra, e che ha colto il gruppo italiano nella grande famiglia internazionale".

Nel 1961 Capitini, considerato uno dei maggiori esponenti degli intellettuali nonviolenti italiani, organizzò la Prima Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi, da cui presero avvio la Consulta italiana per la pace, il Movimento Nonviolento per la pace e il periodico "Azione nonviolenta" che diresse fino alla sua morte. Aldo Capitini sosteneva, anzi praticava, la nonviolenza attiva, non solo a parole. Mite ma determinato, partiva dalla convinzione che il sostentamento umano non può basarsi sulla morte di altri esseri viventi. Per questo motivo divenne vegetariano e ogni suo pasto diventava una pacifica dimostrazione di nonviolenza. Un silenzioso pasto vegetariano, apparentemente, non fa rumore quanto un grido di protesta. Ma non possiamo pretendere che il mondo cambi se non cambiamo noi.
I nonviolenti devono disarmarsi anche a tavola. Il mondo siamo noi e possiamo essere il punto di partenza per una rivoluzione pacifica, iniziando prima di tutto da noi stessi. La gola, le abitudini, l'apparente comodità, la pigrizia, la disinformazione e la paura, spesso non ci avvicinano alla pratica vegetariana. Ma proviamo a pensare alla sofferenza che gli animali devono subire a causa della nostra scelta alimentare, un eccidio allucinante, infinito. E, a ben guardare, in nessun altro caso si sceglie di far nascere e crescere un essere in previsione esclusivamente della sua uccisione. Solo gli animali da macello nascono per poter perpetuare la nostra catena alimentare.
Ciò che il singolo può fare, per cambiare lo stato delle cose, è fondamentale. Il nostro potere in questo caso è immenso: le nostre abitudini alimentari indirizzano il mercato, il nostro potere d'acquisto è il nostro punto di forza, siamo un indicatore da non sottovalutare. Capitini l'aveva capito e messo in pratica.
Il consumismo è alla base dell'economia attuale. La regola del comprare, consumare e gettare è un sistema che non potrà far altro che aumentare le differenze sociali. Cambiare le cose spetta noi. Può essere una rivolta silenziosa, che inizia dalle nostre tavole, dalle nostre scelte di ogni giorno.
Non serve a nulla urlare, manifestare, protestare se prima non impariamo a distinguere i nostri reali bisogni, se non comprendiamo che non è la bistecca nel piatto, o indossare una pelliccia o un vestito firmato a dare dignità alle persone.
Se oggi siamo incapaci di rinunciare alla violenza nei nostri piatti, domani potremmo non riconoscere lo sfruttamento nei confronti delle fasce più deboli, come oggi già siamo incapaci di individuare quello nei confronti della natura.
Essere vegetariani non significa essere migliori di altri, ma senza ombra di dubbio la scelta vegetariana è attualmente la miglior strategia per fare una rivoluzione pacifica

 
 

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