Book site > Vegan > Idee e testimonianze
    

 




Benvenuti  
Idee e testimonianze  

Il piacere di mangiare vegan

La nonviolenza parte dalla tavola

Consumare e produrre senza violenza

Affinché tutti possano,
.. semplicemente, mangiare


Dieta vegetariana e salute

Non agli Ogm?
..Allora non mangiare animali


Come difendere gli animali di casa

Lettera aperta di un animale

I bambini possono essere vegetariani?

L'insostenibilità ecologica degli allevamenti

Vegetariani di ieri e di oggi

Domande ricorrenti

Leonardo era vegetariano?

 

 

 

 

 


Affinché tutti possano, semplicemente, mangiare
di Marinella Correggia


Latte di soia in Iraq per orfani di guerra e non solo. Scuola convitto nell'India del Nord dove il cibo è senza carne per volere dei bambini. Biscotti alla spirulina in Vietnam per bambini malnutriti. Integratori vegetali in Brasile per un'alimentazione "di vita" adatta anche ai poveri.
Raccolta delle alghe a Zanzibar come fonte di reddito femminile. Piccoli coltivatori in Europa "salvati" dall'agricoltura vegetale. Spirulina a Cuba venduta al commercio equo italiano. Braccianti vegetariani in India contro gli allevamenti di gamberetti. Mense nutrienti senza carne in Europa per i senzatetto.
Tutto vero. Ma cominciando da queste belle storie, il quadro agroalimentare mondiale risulterebbe troppo, davvero troppo roseo. S'impone dunque uno sguardo più generale.




Se i piedi mangiano le zampe

É un modo per dire che l'impronta ecologica degli esseri umani che si nutrono di alimenti animali è in genere insostenibile ed è fra le cause della fame, il problema più antico del mondo. La Terra ha una superficie limitata di terra coltivabile, circa 10 miliardi, per sei miliardi di abitanti. E non si può avere "la stalla piena e il bambino pasciuto": i cereali, le proteaginose, i semi oleosi, o si danno agli animali allevati per scopi alimentari, o si danno agli esseri umani, ovviamente scegliendo di coltivare i più nutrienti e proteici. Ogni anno il mondo destina oltre 250 milioni di tonnellate di vegetali all'alimentazione animale, e così si perde fino all'80% della potenzialità nutritiva; per questo gli allevamenti intensivi sono stati definiti da Frances Moore Lappé in Diet for a small planet "fabbriche di proteine alla rovescia".
Prendiamo un ettaro di terra e la necessità di ricavarne proteine: potrebbe essere coltivato a soia biologica per l'uso umano diretto, ottenendo oltre 2.000 proteine vegetali; oppure potrebbe essere coltivato a mangime, alla fine ricavando solo 200 kg di proteine bovine. Certo, animali come i polli e i maiali sono migliori convertitori dei bovini, e il latte e le uova richiedono meno cereali della carne; però anche per queste situazioni più "favorevoli" (non certo per gli animali!) il tasso di conversione è perlomeno di 4 a 1. Da tempo i paesi a reddito elevato mangiano molti più prodotti animali di quanto richiederebbe una situazione di giustizia ecologica e sociale, visto il "peso" di questo tipo di consumi. Ciò significa far arrivare - come fa l'Europa - dai paesi impoveriti quantità di derrate vegetali per nutrire le stalle del Nord (è il cosiddetto "ettaraggio fantasma": ettari che non si vedono ma sono coltivati per fare mangimi). In virtù anche di mancate riforme agrarie e situazioni di varia ingiustizia, queste esportazioni levano il pane di bocca agli autoctoni. Possiamo dunque dire che il pianeta assiste a tre stermini intrecciati fra loro e legati all'alimentazione. Primo sterminio: 840 milioni di affamati umani, con nove milioni di morti - soprattutto bambini - all'anno. Secondo sterminio: miliardi e miliardi, un numero letteralmente indicibile di animali (polli, maiali, conigli, tacchini, manzi ecc.; se calcolassimo il numero di pesci poi…). Terzo sterminio: quello dell'ambiente, vista l'enorme quantità di acqua e petrolio utilizzati nel ciclo degli allevamenti e il fatto che questi inquinano aria, acqua e suolo.
Ma ormai, anche vaste élite del sud del mondo sono passate al carnibalismo. Così la Terra diventa sempre di più un macello globale, in senso figurato e reale. E così la Cina ha perso l'autosufficienza alimentare faticosamente raggiunta, quella che decenni fa aveva ispirato a Pierre Parodi, medico del movimento Arca, il bel quaderno vegetariano Giusta alimentazione e lotta contro la fame.




Una campagna per la giusta alimentazione contro la fame

Nel 2002, l'ennesimo Summit alimentare mondiale organizzato dalla Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), registrò una novità: la Gloabl Hunger Alliance (Alleanza globale contro la fame: un cartello di associazioni attive sui temi socioambientali in oltre 30 paesi), e in Italia la Campagna Un'altra alimentazione contro la fame lanciavano un inedito appello alle istituzioni. Ai governi del Nord chiedevano una politica agricola che riducesse il numero di animali allevati con azioni di riconversione; campagne di educazione alimentare;coerenza in questo senso nel sostegno a progetti di sviluppo. Ai governi del Sud e all'Onu chiedevano: la promozione nei paesi impoveriti di economici modelli alimentari ricchi di proteine e nutrienti vegetali; la riduzione delle superfici destinate a monocolture per l'esportazione di alimenti feed cioè destinati a diventare mangimi (al contrario di food, cioè destinati direttamente agli umani: si parla di feed-food competition); azioni di disincentivo alla diffusione della zootecnia intensiva.



Belle storie da imitare

Ha risposto qualcuno a quell'appello? Non fra i governi, né alla Fao (ma non c'erano risorse per la necessaria lobbying…). Tuttavia, diverse iniziative mostrano che un'altra alimentazione contro la fame è ben più di uno slogan.
Ecco un popolo caro e sfortunato: quello iracheno. Dal 2003, nella tragica "guerra dopo la guerra", e malgrado l'occupazione e gli attentati, va avanti il progetto Iraq Soy Group, ovvero il sostegno alla coltura della soia e alla relativa trasformazione in "latte", "formaggio" e altri preparati in grado di combattere la malnutrizione soprattutto infantile, frutto di decenni di guerre ed embarghi. L'idea parte da Lou Morgan, membro da 25 anni dell'associazione statunitense Plenty (nata da una comunità rurale vegetariana che iniziò sostenere progetti di coltivazione e trasformazione della soia in Centramerica). Lou al tempo stesso ha lavorato in gruppi contro l'embargo all'Iraq sin dalla prima guerra del Golfo, e alla fine ha messo insieme - come bisognerebbe fare di più - le due metà della mela, iniziando nel 2002 una lista di discussione che poi ha portato al progetto.
In Vietnam invece è stato un ospedale di Ho Chi Minh City a inventare biscotti e farine con soia e alghe (nutrienti dal punto di vista proteico e minerale) per i bambini malnutriti, offrendoli gratis o a basso costo. Così adesso ci sono fattorie che coltivano ad esempio la spirulina: un'antica alga di acqua dolce rivalutata da un testo dell'agronomo Ripley Fox, Spiruline, un espoir pour le monde de la faim. Una speranza contro la fame che andrebbe meglio conosciuta e che a Cuba la sanità pubblica somministra gratis ai bambini piccoli, agli sportivi e agli anziani. Adesso la spirulina cubana prodotta da una società pubblica approda in Italia grazie al commercio equo: la importa Ctm e la vendono le Botteghe del mondo. Le alghe, dono vegetale del mare, consumate per ora solo da alcuni popoli, potrebbero diventare anche l'alternativa occupazione alla pesca. Sulle coste dell'Africa come su quelle della Bretagna, donne e uomini guadagnano risorse senza soffocare pesci e senza rischiare la pelle: a riva coltivano e raccolgono la salutare erba.
E con vegetali poveri, la cooperativa femminile Maos Mineiras e diversi comuni in Brasile producono integratori a basso costo per comunità povere e non solo. Funzionano! Il libretto Alimentaçao alternativa inizia con due foto: un bambino di tre mesi scheletrico, e uno di un anno bello paffuto. É lo stesso bebè, di nome Eustaquio, prima e dopo la cura. Gli stessi gruppi diffondono ricette adatte ai Tropici, ricette di alimentazione di vita, raccolte in Culinaria da Vida.
Invece, per i derelitti d'Occidente, in alternativa a orrendi pasti caritatevoli a base di carne, il gruppo Food not bombs! (un nome un programma) distribuisce dal 1980 gustosi menù vegetariani nei parchi cittadini; un movimento senza gerarchie e interamente volontario, di persone impegnate sul fronte pacifista e del diritto al cibo.
Ma la storia forse più bella (per altre non abbiamo spazio)è il Tibetan Childen's Village di Patlikulh, nell'India del Nord. Oltre 600 bambini e ragazzi tibetani rifugiati, molti orfani. Fino a qualche anno fa dietro la scuola c'era il macello dei piccoli animali (polli, capre) ammazzati per la mensa. A un certo punto i bambini protestarono in massa, per mesi, perché non volevano più essere complici di quel sangue, di quelle urla. La scuola per loro decisione diventò vegetariana; e lo è tuttora. La sostiene un'associazione francese, Tsampa Equita, che nei suoi progetti si propone di "evitare lo sfruttamento umano e animale"

Marinella Correggia è l'autrice del volume Diventare come balsami e la coautrice di Cucina vegetariana dal Sud del Mondo.

 

 
 

Chi siamo Contattaci In omaggio Guida al sito Faq Newsletter Lavora con noi Rights Home