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Affinché tutti possano, semplicemente, mangiare
di
Marinella Correggia
Latte
di soia in Iraq per orfani di guerra e non solo. Scuola convitto nell'India
del Nord dove il cibo è senza carne per volere dei bambini. Biscotti alla
spirulina in Vietnam per bambini malnutriti. Integratori vegetali in Brasile
per un'alimentazione "di vita" adatta anche ai poveri.
Raccolta delle alghe a Zanzibar come fonte di reddito femminile. Piccoli
coltivatori in Europa "salvati" dall'agricoltura vegetale. Spirulina a
Cuba venduta al commercio equo italiano. Braccianti vegetariani in India
contro gli allevamenti di gamberetti. Mense nutrienti senza carne in Europa
per i senzatetto.
Tutto vero. Ma cominciando da queste belle storie, il quadro agroalimentare
mondiale risulterebbe troppo, davvero troppo roseo. S'impone dunque uno
sguardo più generale.
Se i piedi
mangiano le zampe
É un modo per dire che l'impronta ecologica
degli esseri umani che si nutrono di alimenti animali è in genere insostenibile
ed è fra le cause della fame, il problema più antico del mondo. La Terra
ha una superficie limitata di terra coltivabile, circa 10 miliardi, per
sei miliardi di abitanti. E non si può avere "la stalla piena e il bambino
pasciuto": i cereali, le proteaginose, i semi oleosi, o si danno agli
animali allevati per scopi alimentari, o si danno agli esseri umani, ovviamente
scegliendo di coltivare i più nutrienti e proteici. Ogni anno il mondo
destina oltre 250 milioni di tonnellate di vegetali all'alimentazione
animale, e così si perde fino all'80% della potenzialità nutritiva; per
questo gli allevamenti intensivi sono stati definiti da Frances Moore
Lappé in Diet for a small planet "fabbriche di proteine alla
rovescia".
Prendiamo un ettaro di terra e la necessità di ricavarne proteine: potrebbe
essere coltivato a soia biologica per l'uso umano diretto, ottenendo oltre
2.000 proteine vegetali; oppure potrebbe essere coltivato a mangime, alla
fine ricavando solo 200 kg di proteine bovine. Certo, animali come i polli
e i maiali sono migliori convertitori dei bovini, e il latte e le uova
richiedono meno cereali della carne; però anche per queste situazioni
più "favorevoli" (non certo per gli animali!) il tasso di conversione
è perlomeno di 4 a 1. Da tempo i paesi a reddito elevato mangiano molti
più prodotti animali di quanto richiederebbe una situazione di giustizia
ecologica e sociale, visto il "peso" di questo tipo di consumi. Ciò significa
far arrivare - come fa l'Europa - dai paesi impoveriti quantità di derrate
vegetali per nutrire le stalle del Nord (è il cosiddetto "ettaraggio fantasma":
ettari che non si vedono ma sono coltivati per fare mangimi). In virtù
anche di mancate riforme agrarie e situazioni di varia ingiustizia, queste
esportazioni levano il pane di bocca agli autoctoni. Possiamo dunque dire
che il pianeta assiste a tre stermini intrecciati fra loro e legati all'alimentazione.
Primo sterminio: 840 milioni di affamati umani, con nove milioni di morti
- soprattutto bambini - all'anno. Secondo sterminio: miliardi e miliardi,
un numero letteralmente indicibile di animali (polli, maiali, conigli,
tacchini, manzi ecc.; se calcolassimo il numero di pesci poi…). Terzo
sterminio: quello dell'ambiente, vista l'enorme quantità di acqua e petrolio
utilizzati nel ciclo degli allevamenti e il fatto che questi inquinano
aria, acqua e suolo.
Ma ormai, anche vaste élite del sud del mondo sono passate al carnibalismo.
Così la Terra diventa sempre di più un macello globale, in senso figurato
e reale. E così la Cina ha perso l'autosufficienza alimentare faticosamente
raggiunta, quella che decenni fa aveva ispirato a Pierre Parodi, medico
del movimento Arca, il bel quaderno vegetariano Giusta alimentazione
e lotta contro la fame.
Una
campagna per la giusta alimentazione contro la fame
Nel 2002, l'ennesimo
Summit alimentare mondiale organizzato dalla Fao (Organizzazione delle
Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), registrò una novità:
la Gloabl Hunger Alliance (Alleanza globale contro la fame: un
cartello di associazioni attive sui temi socioambientali in oltre 30 paesi),
e in Italia la Campagna Un'altra alimentazione contro la fame lanciavano
un inedito appello alle istituzioni. Ai governi del Nord chiedevano una
politica agricola che riducesse il numero di animali allevati con azioni
di riconversione; campagne di educazione alimentare;coerenza in questo
senso nel sostegno a progetti di sviluppo. Ai governi del Sud e all'Onu
chiedevano: la promozione nei paesi impoveriti di economici modelli alimentari
ricchi di proteine e nutrienti vegetali; la riduzione delle superfici
destinate a monocolture per l'esportazione di alimenti feed cioè
destinati a diventare mangimi (al contrario di food, cioè destinati
direttamente agli umani: si parla di feed-food competition); azioni
di disincentivo alla diffusione della zootecnia intensiva.
Belle
storie da imitare
Ha risposto qualcuno a quell'appello? Non
fra i governi, né alla Fao (ma non c'erano risorse per la necessaria lobbying…).
Tuttavia, diverse iniziative mostrano che un'altra alimentazione contro
la fame è ben più di uno slogan.
Ecco un popolo caro e sfortunato: quello iracheno. Dal 2003, nella tragica
"guerra dopo la guerra", e malgrado l'occupazione e gli attentati, va
avanti il progetto Iraq Soy Group, ovvero il sostegno alla coltura
della soia e alla relativa trasformazione in "latte", "formaggio" e altri
preparati in grado di combattere la malnutrizione soprattutto infantile,
frutto di decenni di guerre ed embarghi. L'idea parte da Lou Morgan, membro
da 25 anni dell'associazione statunitense Plenty (nata da una comunità
rurale vegetariana che iniziò sostenere progetti di coltivazione e trasformazione
della soia in Centramerica). Lou al tempo stesso ha lavorato in gruppi
contro l'embargo all'Iraq sin dalla prima guerra del Golfo, e alla fine
ha messo insieme - come bisognerebbe fare di più - le due metà della mela,
iniziando nel 2002 una lista di discussione che poi ha portato al progetto.
In Vietnam invece è stato un ospedale di Ho Chi Minh City a inventare
biscotti e farine con soia e alghe (nutrienti dal punto di vista proteico
e minerale) per i bambini malnutriti, offrendoli gratis o a basso costo.
Così adesso ci sono fattorie che coltivano ad esempio la spirulina: un'antica
alga di acqua dolce rivalutata da un testo dell'agronomo Ripley Fox, Spiruline,
un espoir pour le monde de la faim. Una speranza contro la fame che
andrebbe meglio conosciuta e che a Cuba la sanità pubblica somministra
gratis ai bambini piccoli, agli sportivi e agli anziani. Adesso la spirulina
cubana prodotta da una società pubblica approda in Italia grazie al commercio
equo: la importa Ctm e la vendono le Botteghe del mondo. Le alghe, dono
vegetale del mare, consumate per ora solo da alcuni popoli, potrebbero
diventare anche l'alternativa occupazione alla pesca. Sulle coste dell'Africa
come su quelle della Bretagna, donne e uomini guadagnano risorse senza
soffocare pesci e senza rischiare la pelle: a riva coltivano e raccolgono
la salutare erba.
E con vegetali poveri, la cooperativa femminile Maos Mineiras e diversi
comuni in Brasile producono integratori a basso costo per comunità povere
e non solo. Funzionano! Il libretto Alimentaçao alternativa
inizia con due foto: un bambino di tre mesi scheletrico, e uno di un anno
bello paffuto. É lo stesso bebè, di nome Eustaquio, prima e dopo la cura.
Gli stessi gruppi diffondono ricette adatte ai Tropici, ricette di alimentazione
di vita, raccolte in Culinaria da Vida.
Invece, per i derelitti d'Occidente, in alternativa a orrendi pasti caritatevoli
a base di carne, il gruppo Food not bombs! (un nome un programma)
distribuisce dal 1980 gustosi menù vegetariani nei parchi cittadini; un
movimento senza gerarchie e interamente volontario, di persone impegnate
sul fronte pacifista e del diritto al cibo.
Ma la storia forse più bella (per altre non abbiamo spazio)è il Tibetan
Childen's Village di Patlikulh, nell'India del Nord. Oltre 600 bambini
e ragazzi tibetani rifugiati, molti orfani. Fino a qualche anno fa dietro
la scuola c'era il macello dei piccoli animali (polli, capre) ammazzati
per la mensa. A un certo punto i bambini protestarono in massa, per mesi,
perché non volevano più essere complici di quel sangue, di quelle urla.
La scuola per loro decisione diventò vegetariana; e lo è tuttora. La sostiene
un'associazione francese, Tsampa Equita, che nei suoi progetti si propone
di "evitare lo sfruttamento umano e animale"
Marinella
Correggia è l'autrice del volume Diventare
come balsami e la coautrice di Cucina
vegetariana dal Sud del Mondo.
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