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Domande ricorrenti
di
Luciana Baroni e Marina Berati
Gli
animali sono stati allevati per fornirci cibo: "Sono allevati apposta".
Questa
affermazione sembra sottintendere che, se ammazziamo degli animali che
vivono in natura, compiamo un atto condannabile, mentre se ammazziamo
animali che abbiamo fatto nascere noi stessi, abbiamo tutto il diritto
di farlo. Quel che noi sosteniamo, invece, è che non siamo padroni degli
animali. Gli animali sono essere sensibili, non oggetti che possiamo usare
a nostro piacimento. Non abbiamo il diritto di farli nascere, allevarli
in prigionia tra mille sofferenze, e alla fine ammazzarli. Ne abbiamo
il potere. Ma ciò non significa averne il diritto. Se noi non li facessimo
nascere, non esisterebbero, certo. Ma questo non ci dà il diritto di ucciderli.
Se li facciamo nascere per torturarli e ucciderli, abbiamo una responsabilità
e una colpa ancora maggiori sulle nostre spalle.
Mangiare carne
è naturale?
Che sia o meno naturale, è da dimostrare.
Che cosa significa poi, "naturale", in quale contesto, tempo e luogo?
Può essere naturale per alcune tribù primitive, ma, anche in questo caso,
solo una piccola parte della loro dieta sarà basata sulla carne, mentre
la parte più consistente sarà basata su frutta, radici, bacche, come è
successo per i nostri progenitori. Noi, però, stiamo parlando di qui e
ora. Qui, nei paesi ricchi. Ora, nel mondo moderno. Cosa vi è di naturale
nell'allevamento di animali, e nei macelli? E cosa vi è di naturale, nelle
nostre vite? Anche se l'uccisione di animali per cibarsi delle loro carni
fosse naturale (ma non lo è, perché gli allevamenti intensivi e le catene
di smontaggio sono quanto di meno naturale possa esistere sulla Terra),
non vediamo motivi per aggrapparsi a questa "naturalità". Tiriamo in ballo
il naturale solo quando ci fa comodo per giustificare le nostre abitudini?
.
Ma
allora anche le carote soffrono!
I vegetali
non hanno un sistema nervoso, e quindi, anche se sicuramente sono in grado
di reagire agli stimoli esterni, non possiamo catalogare queste reazioni
come sentimenti. Se anche così fosse, sarebbe un motivo in più per nutrirsi
direttamente di vegetali anziché di cibi animali, perché per "produrre"
carne la quantità di vegetali usata è molto maggiore di quella necessaria
per il diretto consumo umano.
Inoltre, abbiamo molti dubbi sul fatto che chi pone questa domanda abbia
davvero a cuore la sofferenza dei vegetali: se è così insensibile da non
aver problemi ad ammazzare animali per cibarsene, quando gli animali sono
palesemente esseri senzienti che soffrono, perché dovrebbe farsi problemi
ad addentare una carota?
Una critica del genere fatta a un vegetariano o a un vegano potrebbe essere
presa sul serio solo se provenisse da un fruttariano. Un fruttariano si
ciba solo di frutta, e così facendo non causa né morte, né danno alle
piante, perché la frutta si stacca dalla pianta in modo naturale. Chi
è veramente interessato alla sofferenza delle piante, dovrebbe fare questa
scelta.
Anche
gli animali si uccidono tra loro per mangiare.
Alcune specie animali ne uccidono altre
per cibarsene, la maggior parte delle specie invece è erbivora (o onnivora,
potendosi nutrire, quando capita, di cibo animale). Perché dobbiamo prendere
ad esempio i carnivori, e non gli erbivori (frugivori, nel nostro caso),
a cui somigliamo di più per conformazione dell'intestino, della dentatura,
degli arti? Inoltre, gli animali veramente carnivori non hanno scelta.
Il leone non può nutrirsi di frutta, ne morirebbe, e non ha la possibilità
di coltivare cereali e legumi. Noi sì, e abbiamo la possibilità di scegliere.
Quindi la responsabilità è solo nostra, non della "Natura". .
Perché
devo evitare latte e uova, non basta non mangiare carne e pesce per non
avere animali morti sulla coscienza?
Purtroppo, anche il consumo di latte e uova
implica, necessariamente, l'uccisione di animali. Al di là dello sfruttamento
di mucche e galline ovaiole negli allevamenti intensivi - perché per risolvere
questo problema si potrebbe scegliere di usare prodotti di allevamenti
non intensivi (il che significherebbe comunque, se si è coerenti, limitare
molto il proprio consumo, renderlo minimale, perché gli allevamenti non
intensivi non possono certo fornire prodotti a tutta la popolazione della
Terra, nella quantità oggi considerata abituale) - la produzione di latte
e uova implica necessariamente l'uccisione di vitelli e pulcini.
Da dove vengono le galline ovaiole, cioè quelle che producono uova? Da
allevamenti di galline ovaiole, cioè da posti in cui vengono fatte nascere
galline selezionate appositamente. Su 100 pulcini che nascono, 50 saranno
femmine, altri 50 maschi. I pulcini maschi risultano in questo caso del
tutto inutili, perché non possono produrre uova. Per questo vengono uccisi
subito, tritati, soffocati, gasati. Se anche venissero lasciati vivere,
vivrebbero qualche settimana in allevamento e poi verrebbero uccisi per
la carne.
Per far produrre latte alla mucca occorre farle partorire un vitellino.
É ovvio, ma pochi ci pensano. Una mucca non è una macchina che produce
latte. É un mammifero, che, come tutti i mammiferi, umani compresi, produce
latte quando partorisce un cucciolo. La mucca "da latte" deve partorire
un vitellino ogni anno circa: se il vitellino è maschio non potrà vivere
come "mucca da latte" una volta adulto, perciò vivrà qualche mese in condizioni
penose, e poi verrà macellato. Nel caso di una bufala, il cui latte viene
usato per la famosa mozzarella, i bufaletti fanno invece la stessa fine
dei pulcini: ammazzati, o lasciati morire, appena nati, perché non c'è
mercato per la carne di bufalo.
In conclusione, non è pensabile che possano essere mantenuti "a sbafo"
animali improduttivi (i maschi), significherebbe aumentare tantissimo
i costi.
Oltre a tutto questo, le mucche stesse e le galline ovaiole vengono macellate
quando non sono più abbastanza produttive. Perciò non è possibile limitarsi
a essere vegetariani senza essere vegani, se non si vuole provocare la
morte di animali a causa delle proprie scelte alimentari. Attenzione:
è vero che facciamo già molto come vegetariani, e non possiamo essere
perfetti, che non ridurremo mai a zero il nostro impatto negativo sul
mondo e sugli animali, però... queste non possono essere delle ragioni
per non fare il più possibile il prima possibile. Una volta che ci rendiamo
conto del perché sia giusto e necessario. Cari vegetariani... datevi tempo,
ma iniziate a pensarci. Grazie!
Ma
non fai del male alle mucche se non le mungi?
No. Le mucche, se lasciate vivere libere,
non hanno alcun bisogno di essere munte. Le mucche producono latte quando
partoriscono un vitellino, come le donne umane producono latte quando
partoriscono un figlio. E, come le donne non necessitano di essere munte,
perché il loro latte serve da nutrimento per il figlio, lo stesso succede
alle mucche. Quel che accade negli allevamenti è che il vitello viene
portato via alla madre appena nato, e il latte della mucca viene munto
e venduto. La mucca è costretta a produrre una quantità di latte pari
a 10 volte quella che produrrebbe per nutrire suo figlio, con conseguente
ingrossamento abnorme delle mammelle, mastiti, e quindi grande sofferenza.
Se non
alleviamo questi animali, si estingueranno.
Innanzitutto, il problema che il vegano
etico si pone non è certo un problema di estinzione della specie, ma di
sofferenza dei singoli individui. Inoltre, questi animali vengono fatti
nascere e allevati solo per essere uccisi, non sono animali che esistono
in natura. Si tratta di specie inventate dall'uomo, che in natura non
esistono proprio. Esistono delle specie selvatiche che somigliano loro
(i cinghiali, i bufali, vari uccelli, le lepri ecc.), e che continueranno
a esistere, se l'uomo le lascerà in pace. Infine, far nascere degli animali
con il solo scopo di tenerli prigionieri e poi ammazzarli non può essere
certo visto come un servigio reso loro o alla loro specie. Molto meglio
non farli nascere affatto.
Ma
se non uccidiamo gli animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per
noi sulla Terra.
Questa obiezione è esattamente l'opposto
della precedente, ma è basata su una incomprensione di fondo molto simile:
questi animali non esistono in natura, siamo noi che li facciamo nascere.
Non è che esistono, e noi li dobbiamo ammazzare affinché non arrivino
a sopraffarci. Al contrario, siamo proprio noi che, facendoli nascere
e allevandoli, rubiamo spazio alla nostra specie, e alle specie selvatiche,
per far posto a questi animali: il 24% delle terre emerse del pianeta
è occupato da bovini, e se contiamo anche il resto di animali d'allevamento
la percentuale cresce. Per non parlare di tutto il terreno che usiamo
per coltivare cibo per questi animali, anziché per noi umani: i 2/3 delle
terre emerse sono usate per nutrire gli animali anziché gli umani.
Come
deve mangiare un vegetariano e un vegano per non incorrere in carenze?
Un vegetariano non deve seguire particolari
regole per avere una alimentazione correttamente bilanciata, ma alcuni
consigli possono essere dati.
Innanzitutto è imperativo non sostituire la carne aumentando l'assunzione
di altri cibi animali (latticini e uova): così facendo i benefici per
la salute sarebbero scarsi visto che l'assunzione di grassi animali rimarrebbe
sostanzialmente inalterata e non verrebbe aumentata significativamente
l'assunzione di cibi vegetali, i cui benefici per la salute sono assodati.
In secondo luogo è opportuno mangiare molti legumi che forniscono proteine
e ferro, abbinandoli nello stesso pasto a cibi ad alto contenuto di vitamina
C (come la frutta) per massimizzare l'assimilazione del ferro.
Per i vegani è opportuno seguire qualche regola in più. Come per i vegetariani
è importante mangiare molti legumi abbinati a cibi ad alto contenuto di
vitamina C (questo significa semplicemente mangiare frutta alla fine del
pasto oppure bere durante o alla fine del pasto dei succhi di agrumi).
É consigliabile includere nella dieta moderate quantità di semi e frutta
secca (pistacchi, mandorle, semi di zucca, noci), ricchi di zinco e ferro.
In particolare le noci contengono acido linolenico, un acido grasso in
grado, secondo alcuni studi, di ridurre l'incidenza di malattie cardiovascolari.
É anche opportuno ridurre l'assunzione di zucchero e dolciumi. É infine
essenziale introdurre nella propria alimentazione una fonte affidabile
di vitamina B12. Qualora la propria dieta non fosse bilanciata correttamente
è possibile incorrere in qualche carenza alimentare facilmente curabile
modificando leggermente la propria dieta o - al limite - con degli integratori.
Per i vegetariani l'unica carenza realisticamente ipotizzabile è quella
di ferro. In tal caso è opportuno aumentare l'assunzione di legumi, broccoli,
cavolo, verza, pane e altri farinacei integrali preferibilmente lievitati
con lievito naturale e non chimico.
Per aumentare l'assimilabilità del ferro è necessario consumare nello
stesso pasto cibi contenenti questo minerale, cibi ricchi in vitamina
C e altri acidi contenuti nella frutta (come l'acido citrico).
È inoltre preferibile evitare di mangiare nello stesso pasto i latticini,
il cui calcio limita l'assorbimento del ferro, caffè, tè, cioccolato e
vino per via del tannino che contengono. Ovviamente sono tutte raccomandazioni
da seguire con elasticità. Per i vegani le possibili ma infrequenti carenze
sono, oltre al ferro, iodio, zinco, calcio, vitamina B12 e acidi grassi
della famiglia omega-3.

Iodio
Il contenuto di iodio dei vegetali varia molto in funzione della terra
in cui sono coltivati e in genere è sufficiente per le esigenze del
nostro corpo. Nel caso vi fossero dubbi è sufficiente acquistare sale
iodato al posto del sale normale. Anche le alghe, in particolare Laminaria
digitata, la Laminaria japonica, la Alaria esculenta e la Palmaria palmata,
contengono notevoli quantità di questo minerale: un solo grammo di Laminaria
digitata secca (kombu) ne contiene 3-11 mg, 10-70 volte l'RDA (quantità
giornaliera raccomandata,che è di 150-300 mcg).

Zinco
É sufficiente aumentare l'assunzione di cibi che contengono più
zinco (ceci, lenticchie, fagioli azuki, germe di grano, nocciole, pistacchi,
semi di zucca) e diminuire prodotti a base di soia non fermentata per
via del loro alto contenuto in fitati che ne inibiscono l'assimilazione.
Anche gli altri legumi contengono fitati ma se fatti germogliare essi
diminuiscono notevolmente, rendendo i germogli delle ottime fonti di
zinco altamente assorbibile.
I cereali integrali contengono anch'essi acido fitico ma anche notevolmente
più zinco dei cereali raffinati e nel complesso è meglio preferirli
a questi ultimi. L'assimilazione dello zinco (e del ferro) nei cereali
integrali è notevolmente facilitata se con tali cereali vengono confezionati
prodotti lievitati con lievito naturale che riduce la presenza di acido
fitico. Inoltre, specie nei casi di carenze e nei vegani da lungo tempo,
è molto probabile che i cereali integrali siano preferibili ai cereali
raffinati, dato che l'apparato digerente si adatta ad una alimentazione
ricca di fitati (4,5).
Calcio
Sebbene la questione del calcio nell'alimentazione vegana non sia del
tutto chiarita, è è bene includere nella propria dieta abbondanti quantità
di legumi, broccoli, rape, cavolo oppure usare alimenti arricchiti (a
esempio, alcuni tipi di latte di soia o di succhi di frutta). I fichi
secchi contengono molto calcio ma sono piuttosto calorici. Alcuni tipi
di tofu, quelli preparati con solfato di calcio, sono un'ottima fonte.
Un'altra buona fonte di questo minerale sono i semi di sesamo tostati
(il calore riduce il loro contenuto di acido fitico che impedisce l'assorbimento
del calcio) che possono essere aggiunti un po' a tutti i piatti. Anche
la scelta di un'acqua minerale ad alto contenuto di calcio (che è molto
variabile in funzione delle diverse acque) può essere utile per raggiungere
la dose consigliata. Per la salute dello scheletro è consigliabile poi
ridurre il consumo di sale da cucina e di bibite.

Vitamina
B12
Le carenze di B12 sono l'unico reale rischio di una alimentazione vegana
praticata da diversi anni (non meno di 2 o 3). Oltre che per gli integratori
si può optare anche per il latte di soia o cereali fortificati con questa
vitamina.

Omega-3
S ebbene alcuni studi dimostrino che i vegetariani non siano carenti
di acidi grassi essenziali, è opportuno che sia vegetariani che, soprattutto,
i vegani introducano nella dieta una fonte di acidi grassi della famiglia
omega-3.
La migliore fonte vegetale di questi grassi è l'olio di lino di cui
è sufficiente meno di un cucchiaio al giorno (da usare rigorosamente
crudo, ad esempio sull'insalata, e da conservare in frigorifero) per
ottenere una quantità più che adeguata di omega-3 (2-3 grammi). Anche
i semi di lino, le noci, l'olio di soia e altri prodotti a base di soia
(come il latte) ne sono una buona fonte. Per ottimizzare l'utilizzo
di questi grassi da parte dell'organismo è anche consigliabile:
a)
minimizzare l'assunzione di grassi saturi (sia di origine vegetale
che animale) e di grassi idrogenati (molto usati nelle margarine,
dolci confezionati, merendine, gelati ecc;
b) limitare l'assunzione di oli
ricchi di acidi grassi omega-6 (olio di semi di girasole e di cartamo);
c) preferire oli ricchi di acidi
grassi monoinsaturi (in primis l'olio extravergine di oliva).
Chi fa sport può essere vegetariano?
Certamente sì. Le diete vegetariane e vegane
sono del tutto compatibili con una attività sportiva anche molto intensa
e sono addirittura consigliabili per chi pratica sport di resistenza,
in virtù dell'elevato apporto di carboidrati che è fondamentale per l'atleta
e più facilmente ottenibile con questo tipo di alimentazione.
Sappiamo che non sono tanto le proteine quanto proprio i carboidrati (e
i grassi) a fornire le energie necessarie ad un atleta. È infatti il glicogeno
presente nei muscoli a determinare in gran parte la resistenza muscolare
dell'atleta e la produzione del glicogeno è correlata con l'assunzione
di carboidrati complessi.
Inoltre riguardo alle proteine non esiste un consenso generale sull'effettiva
necessità di un aumento dell'assunzione per chi compie attività fisica
anche intensa e alcuni studi concludono che tale aumento non sia necessario.
Secondo altri studi invece il fabbisogno proteico giornaliero aumenta
da 0,8 g per ogni kg di peso corporeo (fabbisogno normale), fino a 1,2
g -1,8g per 1 kg peso corporeo (fabbisogno di atleti professionisti).
Comunque solo una parte di questo aumento del fabbisogno proteico è dovuto
all'aumento della massa muscolare e gran parte di esso è invece dovuto
semplicemente all'aumento del fabbisogno energetico che potrebbe essere
soddisfatto anche con una maggiore assunzione di carboidrati complessi.
Vegani e vegetariani dovrebbero prestare particolare attenzione ai valori
ematici di ferritina e, solo nel caso di effettiva carenza (secondo alcuni
studi concentrazioni di ferritina molto elevati aumentano l'incidenza
di cancro, patologie cardiovascolari), ricorrere a integratori.
In conclusione la migliore conferma della validità delle diete vegetariane
per gli sportivi è forse il fatto che atleti come Emanuela Di Centa (campionessa
olimpionica di sci di fondo), Boris Becker, Martina Navratilova, Carl
Lewis (campione olimpionico di salto in lungo e di velocità vegano), Piero
Venturato (due volte campione mondiale di tutte le categorie di culturismo,
oltre che sette volte campione italiano e cinque volte campione europeo),
Edwin Moses (campione olimpionico 400 m), Paavo Nurmi, (venti volte campione
mondiale di marcia su strada) Alex Rabassa, (32.000 km di marcia in 500
giorni circa) e molti altri, siano vegetariani.
Se
l'alimentazione vegetariana e vegana è preferibile, perché la stampa e
la Tv talvolta la sconsigliano?
Le ragioni sono almeno di duplice ordine:
economico e psicologico.
I mezzi di informazione vivono sulla pubblicità e l'industria alimentare,
in particolare quella dei prodotti alimentari di origine animale, è uno
dei principali acquirenti di spazi pubblicitari nelle Tv e sui giornali.
È evidente che, la realtà degli allevamenti intensivi e dei macelli, arrivasse
sulle pagine dei quotidiani e sugli schermi televisivi, il numero di vegetariani
aumenterebbe e i produttori subirebbero gravissime perdite economiche
con la conseguenza che non vorrebbero più continuare a pagare spazi pubblicitari
sui media che hanno divulgato queste informazioni.
Le ragioni di ordine psicologico sono invece più sottili e non riguardano
solo i media e i giornalisti. Non dobbiamo dimenticare che il vegetarismo
porta con sé delle conseguenze rivoluzionarie sul piano sociale e morale:
gli animali sono esseri coscienti, in grado di soffrire quanto gli esseri
umani, inoltre gli uomini possono vivere senza mangiare gli animali e
quindi essi non hanno il diritto di ammazzarli per il banale scopo di
procurarsi dei piaceri voluttuari.
Purtroppo molti di noi non ama sentirsi dire che il suo comportamento
è moralmente sbagliato anche perché rendersene conto significa rinunciare
ad abitudini (come quella di mangiar carne) e convinzioni consolidate
(ad esempio, che gli animali siano esseri inferiori a nostra disposizione).
Insomma in genere si preferisce razionalizzare i propri atti con delle
argomentazioni pretestuose come l'inadeguatezza della dieta vegetariana,
piuttosto che metterli in discussione accettando di ascoltare ciò che
vegetariani e vegani hanno da dire
Marina
Berati è la coautrice del volume Diventa
vegan in 10 mosse.
Luciana Baroni è la coautrice dei volumi Decidi
di stare bene e Curarsi
con la cucina etica.
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