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Dieta vegetariana e salute
di Luciana Baroni
Per
una dieta vegetariana o vegana equilibrata non è necessario eseguire centomila
calcoli o consultare un nutrizionista. Come per qualunque altro tipo di
dieta, compresa quella "onnivora", sono necessarie solamente alcune attenzioni
e un po' di tempo. Quante persone infatti tra coloro che non seguono alcun
particolare regime dietetico possono vantarsi di seguire un'alimentazione
equilibrata? Ben poche. Perciò, tutti noi, dagli onnivori ai vegetariani,
ai crudisti, ai fruttariani, per avere una dieta equilibrata abbiamo bisogno
di leggere e informarci. E, tutto sommato, è più facile ottenere una dieta
equilibrata come vegetariani che come carnivori. Perciò... niente paura!
Qui di seguito risponderemo alle domande più comuni che vengono poste
in tema di alimentazione vegetariana e vegana. Per maggiori informazioni,
si consiglia di visitare il sito www.scienzavegetariana.it.
È vero che
i vegetariani godono di una migliore salute rispetto agli onnivori?
I dati scientifici ottenuti da una numerosi
studi epidemiologici mostrano che i vegetariani e vegani godono di salute
migliore rispetto agli onnivori.
In particolare una dieta che minimizzi (lacto-ovo-vegetariana) o elimini
completamente (vegana) i cibi animali è in grado di ridurre considerevolmente
l'incidenza di gravi patologie quali tumori, ipertensione, arteriosclerosi,
infarto, ictus, diabete, obesità, osteoporosi, calcoli e altre patologie
che costituiscono le principali cause di morbilità e mortalità nei paesi
industrializzati.
Se adeguatamente bilanciata, questo tipo di alimentazione non comporta
rischi di carenze (che comunque possono essere compensate con alimenti
integrati o con integratori alimentari facilmente reperibili).
Al contrario le patologie correlate con il consumo di alimenti animali
sono malattie croniche che necessitano di terapie farmacologiche di lunga
durata, non prive di rischi ed effetti collaterali, e/o di interventi
chirurgici non sempre risolutivi.
Le
proteine animali sono indispensabili? I vegetariani sono a rischio di
carenza di proteine?
È una credenza
tanto diffusa quanto infondata che le proteine animali siano indispensabili
o migliori di quelle vegetali e che quindi i vegetariani siano a rischio
di carenze proteiche. Gli studi epidemiologici e clinici hanno ampiamente
dimostrato che una dieta lacto-ovo-vegetariana o vegana è perfettamente
in grado di coprire il fabbisogno proteico di qualunque persona, anche
di chi pratica sport o compie lavori pesanti.
Le proteine animali sono definite proteine "nobili", in quanto contengono
tutti gli aminoacidi essenziali (gli aminoacidi cioè che non possono essere
sintetizzati dall'organismo ma devono venire introdotti con la dieta),
diversamente da quelle contenute dei vegetali.
Infatti le proteine contenute nei cibi animali contengono da sole tutti
questi aminoacidi nelle giuste proporzioni, mentre è necessario assumere
diversi cibi vegetali per ottenere le giuste proporzioni di questi aminoacidi.
Ma ciò avviene automaticamente senza bisogno di particolari accorgimenti:
infatti, l'assunzione nell'arco della giornata di cereali (pane, pasta,
riso ecc.), legumi (fagioli, le lenticchie, le ceci ecc.) fornisce tutti
gli aminoacidi necessari nelle giuste quantità e proporzioni.
La soia è invece l'unica leguminosa in grado di fornire da sola, senza
essere associata ai cereali, tutti gli aminoacidi necessari nelle giuste
proporzioni. Il vantaggio di ricavare le proteine dai vegetali anziché
dai cibi animali è che così facendo si può soddisfare i propri bisogni
alimentari senza introdurre colesterolo e grassi saturi, notoriamente
deleteri per la salute e inevitabilmente presenti in tutti i cibi animali.
I vegetariani
sono a rischio di carenza di ferro?
Sebbene la carne sia una buona fonte di
ferro (al contrario di latte, latticini e uova, che ne contengono poco
o nulla), le diete lacto-ovo-vegetariane e vegane correttamente bilanciate
sono in grado di fornire quantità adeguate di questo minerale, come dimostrano
numerosi studi.
Questo minerale è presente in abbondanti quantità in tutti i legumi, nel
cavolo, nei broccoli (e in generale in tutte le Crucifere), nei cereali
integrali e nella frutta secca. Il ferro contenuto nei vegetali è in forma
non-eme, che risulta avere un assorbimento inferiore rispetto al Ferro
in forma eme, contenuta nei cibi animali. Comunque, l'assorbimento del
ferro in forma non-eme è facilmente incrementabile dalla contemporanea
assunzione di cibi ricchi in vitamina C (peperoni, agrumi, kiwi, broccoli
ecc.).
Vino rosso, cioccolato, caffè e tè, invece, a causa del loro contenuto
in tannino, riducono l'assimilabilità del ferro: è pertanto preferibile
assumere questi alimenti lontano dai pasti. Anche i latticini possono
ridurre considerevolmente (tra il 30% e il 50%) l'assimilazione del ferro
vegetale, a causa del loro alto contenuto di calcio.
I vegetariani
sono a rischio di carenza di calcio?
Il fabbisogno di calcio nella popolazione
generale è di circa 1 g al giorno, e questo quantitativo è generalmente
garantito nei lacto-ovo-vegetariani. Nei vegani, l'assunzione di calcio
può essere inferiore, ma questi soggetti presentano un fabbisogno ridotto
rispetto agli individui che assumono cibi animali.
L'incidenza dell'osteoporosi è elevata proprio in quei paesi in cui è
elevato anche il consumo di cibi ricchi di calcio (latte e derivati).
Se ne ricava che la densità ossea è funzione più della composizione della
dieta e dell'attività fisica svolta che non della semplice assunzione
di calcio. Infatti, sono gli elevati consumi di proteine animali, di sale,
di caffeina e la mancanza di esercizio fisico i fattori che risultano
principalmente correlati con l'osteoporosi.
La possibilità di ottenere un adeguato stato del calcio nell'organismo
è legato non tanto alla dose introdotta quanto all'equilibrio tra calcio
assunto e calcio eliminato dall'organismo (tramite le urine e le feci).
Le proteine animali, che sono sostanze acide, aumentano notevolmente la
quantità di calcio eliminato dall'organismo, che ha funzione di tamponare
il pH urinario, mobilizzandone quindi i depositi dall'osso.
Le proteine vegetali invece, e quelle dei legumi in particolare, dato
il loro minor grado di acidità contribuiscono in misura notevolmente inferiore
a questo fenomeno. Ne consegue che, sebbene i vegani possano assumere
meno calcio degli onnivori, il loro fabbisogno giornaliero di questo minerale
è probabilmente inferiore grazie alle minori perdite da parte dell'organismo.
Come
devono mangiare un lacto-ovo-vegetariano e un vegano per non incorrere
in carenze?
Un lacto-ovo-vegetariano o un vegano possono
seguire una alimentazione correttamente bilanciata senza bisogno di regole
diverse da quelle dettate dal "buon senso" anche se, almeno inizialmente,
può rischiare di commettere errori "in eccesso", per cui ci sentiamo di
proporre alcuni consigli:

Non cercare di sopperire alla mancanza di carne aumentando l'assunzione
di altri cibi animali (latticini e uova): così facendo può addirittura
venire incrementata l'assunzione di grassi e Proteine animali e per
contro risulta significativamente penalizzata l'assunzione di cibi di
origine vegetale, con conseguenze negative per la salute.

Privilegiare l'assunzione di legumi, ricchi in proteine e ferro, abbinandoli
nello stesso pasto a cibi a elevato contenuto di vitamina C (come la
frutta) per esaltare l'assimilabilità del ferro.

Includere nella dieta moderate quantità di semi e frutta secca (pistacchi,
mandorle, semi di zucca, noci), ricchi di zinco e ferro.
Ridurre l'assunzione di zuccheri semplici come zucchero e dolciumi.

È essenziale introdurre nella propria alimentazione una fonte affidabile
di vitamina B12.
Perché
escludere anche il pesce dalla propria dieta?
I nutrienti potenzialmente utili che il
pesce fornirebbe sono essenzialmente proteine e ferro, contenuti entrambi
in quantità adeguate in una dieta lacto-ovo-vegetariana e vegana.
Gli studi sull'effetto di alcuni acidi grassi della famiglia degli omega-3
contenuti soprattutto nel pesce portano a conclusioni discordanti nei
confronti del rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e del supposto
effetto protettivo del pesce: mentre tali acidi grassi sono comunque presenti
anche nel regno vegetale, va sottolineato che nel pesce sono presenti
anche acidi grassi saturi (molto ridotti nei cibi vegetali) e colesterolo
(del tutto assente nei prodotti vegetali), sostanze che sicuramente aumentano
l'incidenza di patologie cardiovascolari, il che può in parte spiegare
i risultati contrastanti sull'effetto del pesce nella dieta.
Un altro problema correlato all'alimentazione a base di pesce è di tipo
tossicologico, più che nutrizionale: il pesce è ricco di inquinanti tossici,
come e più degli altri cibi animali: in particolare, l'assunzione di pesce
risulta essere tra le prime cause dell'esposizione umana alla diossina
e al mercurio, sostanze con accertati effetti cancerogeni e neurotossici,
specie per i bambini. La migliore dieta per limitare al massimo l'assunzione
di queste sostanze tossiche rimane quella vegana
Luciana
Baroni è la coautrice dei volumi Decidi
di stare bene e Curarsi
con la cucina etica.
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